"La poesia dice troppo in pochissimo tempo; la prosa dice poco, e ci mette un bel po'..."

Charles Bukowsky

mercoledì 9 novembre 2011

Salta il Tappo. Ma ora? Cosa (non) c'è dopo Berlusconi

Salta il tappo. Con o senza doppi sensi. Berlusconi cade, va sotto alla Camera, archiviando la terza (e ultima?) esperienza governativa. Sicuramente la  più travagliata, con un accento internazionalmente magnetizzato più su scandali giudiziari e privati che scelte politiche. Niente di nuovo, per essere onesti, ma negli ultimi mesi si è sfiorato apertamente il parossismo.


Anche perché di "politica", in senso pratico (di valori non parliamo neppure...) se ne è vista pochina. Il particolare, beffardissimo, che su otto "traditori" non pervenuti al voto favorevole - così recita il foglietto di appunti del Cavaliere, immortalato dagli scatti dell'Ansa -  ce ne fossero uno alla toilette e uno agli arresti domiciliari, esprime la qualità in caduta libera della maggioranza governativa.


Non che gli esordi fossero stellari, ma i raffazzonamenti di poltrone delle ultime settimane - e soprattutto l'imbarazzo europeo per la gestione tira e molla della Finanziaria - hanno rafforzato il sospetto che "l'anomalia" si stesse traducendo in un avanspettacolo di fine stagione. Con il leader vecchio che inanella farneticazioni ("Forza Gnocca"? "Culona inchiavabile"? Ma non si ispirava a De Gasperi?), circondato da fedelissimi ed ex fedelissimi che si spartiscono le spoglie. O fanno a gara ad abbandonare la nave, vedi la Carlucci e l'improvvisa voglia di "rispondere all'Europa" - senza del resto chiarire cosa Strasburgo si aspetti da lei.


Il tappo è saltato, ma ora? Un Pirandello in là con gli anni, deluso da Mussolini, sosteneva che il fascismo fosse un "tubo vuoto" da riempire a piacimento di illusioni. Berlusconi è sul viale del tramonto, ma i detriti della sua gestione sono ancora più angoscianti. Insomma: cosa c'è, ora? Nel dettaglio: il Pdl è un partito senza struttura e senza identità politica. Una piramide rovesciata a controllo divino: sotto  Berlusconi (incontestabile, pena gogna mediatica e allontanamento), una linea orizzontale di leader da talk show televisivo, tutti identici e tutti appianabili.


Con qualche distinguo: Tremonti è il polso economico, ad esempio, ma gli ormai celeberrimi "conti a posto" si appoggiano su un'accetta indiscriminata, che di lungimirante ha poco e salvifico ancor meno. La Lega ha perso feeling col suo alleato- chiave, e il sistematico ritardo dell'unico obiettivo sopravvissuto a una metamorfosi quasi impressionante, il federalismo fiscale, è rimasto sul tappeto. E la base, ben più esigente delle platee pidielline, ne chiede conto. Il Terzo Polo è in cerca di una sostanza, sospeso tra tentazioni filogovernative e aperture a sinistra in senso antiberlusconiano. Ma senza Berlusconi, appunto, accordare Vendola ed ex almirantiani non sembra semplicissimo. Casini è un ago della bilancia, sa come muoversi. Fini annaspa, ma potrebbe reagire, anche se per Fli si intravede poco. O nulla. E l'Api, fin qui, è servito come parcheggio per salti interessati nella maggioranza.


Poi ci sarebbe la "opposizione" cronologicamente più datata, Pd e Di Pietro. Ma Bersani non è pronto per un'alternativa, come non lo era quando, anziché premere per le elezioni, temporeggiava su "governi tecnici" e affini. Di Pietro idem, e una volta tanto lo ammette in prima persona. La clessidra indicherebbe una quindicina di giorni, prima dell'ultimo (ma ne siamo sicuri, poi?) atto di Berlusconi al timone nazionale. Diciassette anni che hanno fatto male al Paese, con la parabola sempre più degradante di una classe politica  caciarona e inconcludente. Bisogna capire cosa c'è dopo, e quanto durerà la convalescenza. Ammesso ci sia qualcosa...

Alberto Magnani

1 commento:

  1. Ciao Magna, stra figo il tuo blog! sei un mito,
    cmq la sinistra sostiene la Coalizione Bocconi e Banche d'affari, La politica Italiana non finisce mai di stupire!

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